Simone Avondetto, un sogno nato per “gioco”

Gli incredibili risultati ottenuti alla Absa Cape Epic con Luca Braidot hanno fatto risaltare le incredibili doti di Simone Avontetto, oltre a quelle tecniche, che già conoscevamo, abbiamo scoperto quelle di resistenza. Tutto questo arriva da lontano e ne parliamo con il papà Marco

Adesso Simone è già in Brasile con il Team Wilier Vittoria per la prima prova di Coppa del Mondo, ma noi, dopo i risultati esaltanti alla Absa Cape Epic, che sono stati davvero eccezionali, ci siamo confrontati con Marco Avondetto, papà di Simome. Conosciamo Marco dai tempi in cui con i camper ci si trovava sui campi gara nei weekend. Ricordo che il giorno prima della gara portava i figli con lui a fare ricognizione del percorso, per loro era un gioco, ma Marco con quel gioco gli ha trasmesso tante nozioni che, insieme ad un indubbio talento, hanno portato ai risultati che tutti abbiamo avuto modo di ammirare.

Simone ha già ottenuto importantissimi risultati, dal titolo di campione del mondo XCO tra gli Under 23 nel 2022 a quello di campione europeo tra gli Elite nel 2024, ma in pochi penso immaginassero che un classe 2000 avrebbe potuto affrontare ai vertici una gara endurance severa come la Cape Epic, contendendo, in coppia con Luca Braidot, la vittoria a Nino Schurter e Filippo Colombo fino all’ultima tappa.

Solobike.it – Ciao Marco, complimenti a te, a Simone, ma sopratutto a tutta la famiglia, senza dimenticare Nadia, mamma di Simone e Gabriele. Come stai vivendo questo momento?

MarcoPuò sembrare strano, ma io e la mia famiglia la viviamo con la normalità di sempre. Il livello delle gare si è spostato sempre più in alto ma il modo di vivere lo sport e le competizioni è rimasto lo stesso. Ho dovuto però abituarmi a non esser utile sui campi di gara. Un tempo accompagnavo i miei figli nella ricognizione, controllavo e manutenevo le bici poi ero in area tecnica pronto ad intervenire in caso di necessità. Con le squadre strutturate questo non serviva più ma abituarsi ad esser “solo” uno spettatore ha richiesto un po’ di tempo.

Solobike.it – Di risultati esaltanti ne hai già visti raggiungere molti a Simone, ti aspettavi fosse pronto per una gara come la Cape Epic?

MarcoSimone aveva già corso la Swiss Epic in passato e aveva dimostrato di sostenere bene sforzi prolungati su più giorni. Tuttavia, visto il livello degli atleti presenti alla Cape Epic, sicuramente non mi aspettavo che lui e Luca Braidot potessero presentarsi all’ultima tappa con la possibilità di raggiungere anche il gradino più alto del podio.

Solobike.it – Ci racconti come tutto ha avuto inizio?

MarcoSia io sia mia moglie abbiamo praticato sport da adolescenti con partecipazione a gare; io di sci alpino e Nadia di nuoto. Nel periodo dell’università per me lo sport era diventato anche un lavoro di maestro di sci nei we e nelle vacanze. La passione per lo sport è rimasta e nei primi anni ’90, con l’arrivo del “rampichino” io e mia moglie abbiamo iniziato entrambi a praticare mtb. Poi sono arrivati i figli e come si sa, i genitori cercano di trasmettere a loro i propri valori e le proprie passioni. E così ho fatto proprio come i miei genitori avevano fatto con me.

Solobike.it – Della vostra famiglia ho un ricordo molto bello, di tanta serenità e complicità. Tutto è iniziato come un gioco e forse è proprio questo il vostro valore aggiunto. Ci vuoi raccontare com’è iniziata questa meravigliosa avventura?

MarcoDa quando sono arrivati Gabriele nel 1998 e Simone nel 2000, abbiamo cercato di fargli provare diversi sport: nuoto, ginnastica artistica, altetica, sci alpino e successivamente ciclismo, sci di fondo, sci alpinismo. Durante l’inverno per anni abbiamo passato tutti i weekend e le vacanze a sciare insieme. Durante le stagioni calde amavamo seguire Tour de France e Giro sulle montagne. Abbiamo scalato con loro montagne epiche aiutandoli a salire con un semplice elastico attaccato alle biciclette dei genitori. Tutto sempre per gioco ma sempre con grande passione.

Solobike.it – Per quale motivo Simone ha scelto di gareggiare in MTB?

MarcoDai primi anni ’90, io partecipo ad alcune gare di MTB. Nella giornate precedenti all’evento spesso venivano organizzate gimcane per i figli degli atleti. Hanno iniziato così per gioco poi, a partire dai 5 anni, sia Simone sia Gabriele hanno partecipato alle gare regionali di federazione, appassionandosi sempre più alla MTB e, fortunatamente, la passione per la bicicletta e per lo sport in generale è diventata sempre maggiore con la crescita.

Solobike.it – Ora però la passione si è trasformata in una professione.

MarcoEh si. Questa è un’altra cosa a cui non sono ancora abituato. Vederlo partire per gli allenamenti e pensare che per lui sia anche un lavoro è strano quando io lo faccio solo per divertimento nei ritagli di tempo. Tuttavia occorre pensare che se i professionisti dello sport non trovassero soddisfazione e divertimento in quello che fanno il loro lavoro sarebbe insostenibile per le fatiche che devono affrontare.

Solobike.it – Simone alla Cape Epic ha sorpreso davvero tutti supportato ottimamente dal Team Wilier Vittoria. Che traguardi pensi possa raggiungere già quest’anno in Coppa del Mondo?

MarcoIl supporto della squadra è importante. Occorre pensare che un atleta di alto livello passa molto tempo fuori casa in compagnia con le altre persone del team. Il “clima” che si crea all’interno della squadra è fondamentale in quanto può incidere sulla prestazione nei campi di gara. In Wilier Vittoria si trova bene e trovo entusiasmante vedere un team che cresce insieme ai propri atleti. Per quanto riguarda la Coppa, spero possa trovarsi in qualche tappa a giocarsi il podio. Comunque, la sua soddisfazione conta per me di più dell’effettivo piazzamento.

Solobike.it – Tu che lo conosci meglio di chiunque altro, che margini di crescita pensi possa avere ancora?

MarcoDifficile a dirsi. Simone ha sempre avuto miglioramenti costanti fino da quando era piccino, eccezion fatta per la pausa dell’anno 2023 in cui era affetto da mononucleosi. Ora ha raggiunto un livello dove la differenza tra i migliori al mondo è davvero minima. E’ una zona delicata dove basta poco per emergere ma altrettanto poco uscirne. Solo pochi vi rimangono per lungo tempo; spero lui ci riesca.

Solobike.it – Hai un sogno nel cassetto da papà per i tuoi figli?

MarcoNon vi ho parlato dell’altro figlio che per una grave malattia ha dovuto abbandonare i campi di gara e ha dovuto adattare i suoi obiettivi di vita in modo ben diverso da Simone. Il suo modo di vivere le difficoltà mi ha insegnato tanto. Dunque sia per Simone sia per Gabriele il sogno è lo stesso, e non riguarda esclusivamente lo sport. Sogno che entrambi riescano a raggiungere i loro traguardi, ponendo sempre in modo sfidante l’asticella da superare. La loro soddisfazione sarà per me il miglior regalo.

Solobike.it – A nome di Solobike.it e di tutti gli appassionati, ai quali avete regalato tante emozioni, vi ringrazio, augurandovi ancora tanti successi.

MarcoGrazie a voi, anche per far conoscere questo bellissimo sport dai vari punti di vista.

Aldo Zanardi

Fonte: Solobike.it